La rivista Credito Popolare

EDITORIALE 

La crescita che ha caratterizzato il mondo del Credito popolare, sia in Italia che nel mondo, con il quale è iniziato il 2017, è stata confermata in questi ultimi mesi. L’Osservatorio creditizio della Categoria ha evidenziato, per il mese di maggio (ultimo dato disponibile), un aumento tendenziale degli impieghi pari all’1,3% del dato consolidato, superiore alla media di sistema e in linea con la dinamica di crescita dei due mesi precedenti. Il trend è positivo anche relativamente ai conti correnti con una crescita, su base annua, di oltre il 9%. A questa istantanea relativa al solo mese di maggio si aggiungono altri e diversi fattori che, sempre in maniera più concreta, indicano una strada, forse, non più in salita. Si tratta di segnali sia di natura economica che regolamentare. Soprattutto questi ultimi indicano un profondo cambio di approccio nell’affrontare l’analisi del sistema bancario e, in esso, del ruolo delle Banche popolari.

Il sistema bancario continua a operare in un contesto economico e politico caratterizzato da debolezze e difficoltà; profondamente segnato da dieci lunghi anni di crisi economica e finanziaria che, soltanto in Italia, hanno prodotto un crollo di oltre il 10% della produzione industriale e allarmanti livelli di disoccupazione. Difficoltà che hanno messo il Paese a dura prova e che non è pensabile possano essere superate immediatamente. Alla crisi finanziaria globale si è sommata, cosa senza precedenti, quella dei debiti sovrani determinando una contrazione del reddito disponibile e un conseguente aumento del rischio di povertà. Il sistema bancario ha inevitabilmente subito le conseguenze con notevoli problemi di bilancio. Oggi sembra che le cose stiano cambiando e, grazie ai tanti sacrifici fatti in questi anni, l’economia italiana sta consolidando una crescita seppur ancora troppo incerta. In questo contesto, nel primo semestre del 2017, le Banche popolari registrano una crescita dei propri impieghi a favore delle famiglie e delle piccole e medie imprese. Si tratta di una crescita superiore a quanto fatto dal sistema bancario nel suo complesso. Il flusso di nuovi finanziamenti di oltre 7 miliardi di euro per le imprese medie e piccole e di oltre 6 miliardi di euro per i mutui alle famiglie per l’acquisto dell’abitazione ne sono una conferma. La fiducia nel Credito popolare è ribadita anche, e in particolare, sul versante della raccolta del risparmio con i depositi in aumento del 6%. Sono dati positivi che si spiegano anche grazie alla sicurezza delle Banche popolari che i risparmiatori continuano a percepire. Ma la sicurezza è confermata anche da dati oggettivi. A fine 2016 il dato medio del Core Tier 1 ratio delle Banche popolari, grazie ad importanti patrimonializzazioni, è stato pari al 15,6%. Più alto del 7% richiesto dalla normativa prudenziale europea, mentre il Total Capital ratio è stato pari al 16,4%, anche in questo caso maggiore del limite del 10,5% imposto dalla normativa. Quindi più sicure e più di quanto richiesto dalle regole imposte dall’Europa già molto più rigide.

Andando ad analizzare più nel dettaglio si può riscontrare la conferma della solidità della Categoria nel rapporto che lega le Banche popolari e le famiglie italiane e che la crisi e le paure che questa produce non hanno scalfito. Le Popolari, come abbiamo visto, continuano a erogare credito alle famiglie in maniera sempre più consistente con oltre 6 miliardi di euro, solo nei primi cinque mesi di quest’anno, destinati ai mutui per l’acquisto delle abitazioni, un miliardo in più rispetto agli stessi mesi dello scorso anno. Le nuove erogazioni, aggiungendosi a quelle in corso, portano a 46 i miliardi di mutui attivi con un incremento, maggiore nelle regioni centro-meridionali, di quasi il 2 per cento rispetto a un anno prima. L’aumento dà conto anche di un più generale clima di fiducia da parte delle famiglie che riprendono a guardare con ottimismo al futuro e provano a fare programmi su tempi medio-lunghi, cercando e trovando, proprio negli istituti del credito popolare, il necessario sostegno. La fiducia cresce anche relativamente alla propensione al risparmio. Nei primi cinque mesi di quest’anno, i depositi delle Banche popolari registrano, infatti, 164 miliardi di euro con un aumento di quasi il 4 per cento. Che le famiglie italiane riprendono a risparmiare e a programmare di risparmiare in futuro decidendo, da subito, di acquistare immobili, è molto importante per l’intero sistema economico. L’acquisto della casa, antica tradizione italiana, torna ad essere possibile. Dati confortanti tanto più se si pensa che il reddito disponibile delle famiglie continua ad essere inferiore di oltre 8 punti percentuali rispetto a prima della crisi e che il numero delle persone in condizioni di disagio economico è ancora alto. Come risulta dalla relazione annuale di Banca d’Italia, la ricchezza lorda delle famiglie è cresciuta modestamente del solo 0,8 per cento. E’, dunque, ancora più apprezzabile il maggior flusso di risparmio con i prezzi delle attività reali stabilizzati nel corso dell’anno a fronte di un calo di quelli della componente finanziaria. Letti nel loro complesso, sono segnali di ripresa che l’economia italiana inizia a manifestare. Con l’aumento di mutui e depositi si conferma il ruolo del Credito popolare che, così facendo, contribuisce a rendere concreta la ripresa dell’economia, una ripresa sostenibile e che vede protagonisti quei soggetti che la crisi ha colpito più duramente, a cominciare proprio dalle famiglie e dalla micro e piccola imprenditoria.

Per le Banche popolari si tratta di un elemento essenziale della propria operatività quotidiana che è rimasto tale, anche nel periodo più duro della crisi. Non, dunque, un fatto nuovo, ma una conferma nel panorama del sistema bancario. Se, infatti, si analizza il periodo tra il 2007 ed il 2014, quello del cuore della crisi, si può osservare che le Popolari hanno erogato nuovi prestiti per oltre 670 miliardi di euro alle imprese e di questi circa la metà a realtà di dimensioni piccole e minori e a un tasso inferiore di 20 basis point rispetto a quello medio di sistema. Per quanto riguarda le famiglie, l’accensione di nuovi mutui, per circa 100 miliardi, è stata effettuata, nello stesso periodo, a tassi medi del 3,8% contro un dato di sistema, invece, del 4%. Quest’analisi che conferma la propensione localistica degli istituti della Categoria, grazie ad uno stretto legame con i territori, cresciuto nel corso degli anni, è il frutto dello studio “Il ruolo del Credito Popolare nell’evoluzione dei rapporti Banca – Impresa” elaborato da Assopopolari.  Dall’analisi empirica, sviluppata attraverso i dati raccolti in questo studio, emerge come, malgrado il sistema bancario italiano abbia vissuto un processo di profonda trasformazione, le Banche popolari abbiano continuato ad operare in linea con la loro mission originaria di banca della comunità e del territorio. E’ stato possibile proprio per le caratteristiche che determinano l’essenza della Banca popolare: convergenza di interessi tra i soci e loro partecipazione alle attività della banca, rapporti durevoli con la propria clientela e ricerca di risultati di lungo termine nella certezza che la solidità della banca stessa passi attraverso lo sviluppo sostenibile dei territori. Il legame è ancora solido, vitale ed essenziale per la crescita dell’economia italiana in una fase caratterizzata dai mutamenti dell’introduzione di profonde innovazioni tecnologiche e da un processo di consolidamento degli intermediari creditizi favorito anche dal framework legislativo predisposto a livello nazionale e comunitario negli ultimi anni. E’ un legame che si basa sul ruolo di supporto allo sviluppo delle economie locali e di crescita per le comunità. E’ ruolo svolto, ancora oggi, pienamente, malgrado le difficoltà derivanti da un ciclo economico a lungo sfavorevole, di cui solo ora sembra di poter iniziare a intravedere i primi segnali di ripresa.

Questi dati, sia quelli relativi agli ultimi mesi, sia quelli degli anni più bui della crisi, ci mostrano, come abbiamo visto, una Categoria in salute. Forse ancora più importante e incoraggiante è l’analisi del sistema bancario che sta avanzando nella discussione: la diversità del sistema bancario sta tornando ad essere un valore riconosciuto.

La discussione sulla struttura, quantitativa e qualitativa, del sistema bancario pare, infatti, finalmente indirizzata sui binari dell’analisi economica e della ragionevolezza liberandosi dai pregiudizi ideologici che avevano caratterizzato la fase precedente. Speriamo almeno a questo sia servita la crisi economico e finanziaria. Si va consolidando la convinzione che non sono le dimensioni d’impresa a fare la differenza quanto le competenze, la capacità di innovazione e di creare rapporti fiduciari. Più semplicemente la capacità di stare su un mercato diversificato e sempre più complesso. Se si leggono a livello mondiale i nomi delle banche entrate in crisi, emerge una verità che non dovrebbe stupire: ce ne sono di grandi, di medie e di piccole. Prima della crisi, ormai dieci anni fa, nel pieno affermarsi di un liberismo acritico e a senso unico, sembrava che ogni banca dovesse migrare verso un unico modello, quello di banca “universale” dalle grandi dimensioni e possibilmente con un respiro globale. Sembrava che l’attività di trading dovesse prevalere su ogni servizio o prodotto finanziario e fare piazza pulita. Era in atto un evidente tentativo di costruire un regime oligopolistico mentre, paradossalmente, si inneggiava al libero mercato. Le cose, purtroppo o per fortuna, a seconda dei punti di vista, si sono evolute in maniera diversa. I dieci anni terribili per l’economia hanno dimostrato che l’aspetto dimensionale non solo non mette al riparo da alcunché ma è esso stesso elemento destabilizzante dell’intero sistema sia bancario che economico. Si torna a ragionare, a diffidare delle ideologie o, più banalmente, delle mode, e soprattutto ad analizzare le diversità e le complessità. Così come il sistema economico è composto da realtà produttive di dimensioni diverse, anche quello bancario non può prescindere da queste diversità che rappresentano un elemento di forza e di ricchezza prima di tutto proprio per il sistema economico. Il mercato, non solo offre spazio a banche di dimensioni differenti, ma ha bisogno di banche differenti. La diversità è una ricchezza necessaria per la ripresa. Le medie e piccole strutture di credito, come hanno sempre fatto e come è nella loro natura, possono garantire servizi mirati ai propri clienti, accompagnare i risparmiatori e, sull’altro versante, essere nelle miglior condizioni, conoscendo i territori, di sostenere, attraverso il credito, le Piccole e Medie Imprese e con esse favorire l’economia reale. La valutazione dell’efficienza dei singoli istituti bancari va, dunque, effettuata su un terreno diverso da quello dimensionale. La conoscenza dei territori, lo studio dell’evoluzione dei mercati, la capacità di innovare e di investire nella tecnologia, la capacità di prevenire e saper gestire i rischi diventano le variabili da prendere i considerazione per valutare lo stato di salute dei singoli istituti di credito e del sistema bancario. La capacità di “fare banca” legata al territorio, alle comunità, all’economia reale rappresentano una necessità per l’economia e per quella reale in particolare. La biodiversità dei soggetti creditizi un elemento da valorizzare e non “normalizzare”. Il dibattito aperto è sempre più attento e il mondo del Credito popolare ne sarà protagonista importante non più solo. Del resto non potrebbe essere diversamente soprattutto se si guarda il sistema del Credito popolare nella sua dimensione internazionale. Il Credito popolare, parte della più ampia realtà della cooperazione, è da sempre un fenomeno che si sviluppa su scala globale. La cooperazione bancaria mondiale è in continua espansione grazie all’efficacia nell’affrontare i problemi che negli ultimi anni hanno caratterizzato l’economia mondiale. I numero sono chiari: 205 mila istituti con 750 milioni di clienti e 480 milioni di soci. Quasi 9 mila miliardi di euro raccolti e 7.500 miliardi impiegati. Una realtà tradizionalmente radicata in Europa e Nord America ma in forte espansione in Sud America e in Africa e in crescita esponenziale in Asia e particolarmente in Cina. Ne sono prova le numerose richieste di adesioni di Banche popolari e Cooperative internazionali – che operano sul mercato italiano – che giungono alla nostra associazione da Giappone, Brasile, Thailandia e da diversi Paesi dell’Africa.

Altro elemento positivo da accogliere con la dovuta attenzione è il cambio di passo, ormai consolidato, sul tema della regolamentazione. Messo da parte il rischio “Basilea 4”, va registrato il cambio di rotta della Federal Reserve. Il riproporzionamento delle regole prudenziali diventa tema di attualità. La Presidente della Banca centrale americana, Janet Yellen, al meeting economico e finanziario di Jackson Hole, l’Economic Policy Symposium – l’appuntamento annuale che dal 1982 si tiene nello Stato americano del Wyoming e nel quale i banchieri centrali si incontrano per fare il punto sulla situazione economica e monetaria tracciando quelle che ne saranno le linee guida – pone direttamente e solennemente il problema del rapporto tra la crescita economia e le regole bancarie e si domanda pubblicamente “Questo sistema più sicuro sta supportando lo sviluppo?”. Il “sistema” è quello finanziario reso più sicuro dai numerosi provvedimenti sulla regolamentazione intervenuti nel corso degli ultimi dieci anni e resi necessari dalla più profonda, lunga e complicata crisi finanziaria ed economica mai vista nel mondo occidentale. Lo “sviluppo” è quello economico e sociale. Janet Yellen, ripercorrendo le tappe della crisi ha, naturalmente, difeso i provvedimenti dei regolatori che hanno aumentato la capacità di assorbire i rischi e la risolvibilità soprattutto delle banche più grandi, quelle sistemiche, e che hanno così costruito un impianto di regolamentazione del sistema bancario finalizzato a ridurre la probabilità di nuove crisi finanziarie ma anche le conseguenze negative che deriverebbero in caso di nuove. Fin qui, tutto come era prevedibile e previsto. La novità è che, finalmente, anche la Yellen si pone il problema dello “sviluppo”, della crescita economica, e prende in considerazione “potenziali aggiustamenti” che la Fed starebbe prendendo autonomamente, anche dal Comitato di Basilea, sul versante regolamentare. Ha parlato esplicitamente di “cambiamenti finalizzati a ridurre il perimetro delle istituzioni partecipanti, soprattutto le istituzioni più piccole, ed un migliore allineamento degli stress test di supervisione con i requisiti di capitale regolamentare”. Si tratta di misure per ridurre “la non necessaria complessità nella regolamentazione” che riguarda una buona parte di banche. Si fa, dunque, strada il principio della proporzionalità che non prevede la riduzione della normativa per gli istituti non sistemici ma la loro esclusione da un perimetro di regole che viene considerato non soltanto penalizzante per le banche stesse ma soprattutto per il finanziamento dell’economia reale. Si inizia a prendere atto, anche in casa statunitense, delle diversità presenti nel sistema bancario e di quanto le regole prudenziali, eccessivamente complesse e restrittive, applicate indistintamente a tutti gli istituti di credito, creino da un lato una vera e propria distorsione del sistema concorrenziale e dall’altro, elemento ancora più negativo perché ricade sull’intero sistema economico, aumentano le difficoltà di accesso al credito da parte delle Piccole e Medie Imprese che, soprattutto nel sistema delle banche del territorio, trovano un sostegno fondamentale. Del resto si tratta di banche che operando, rispetto alle banche sistemiche, su scala più ridotta e, per questo meno complessa, sono più facilmente monitorabili e, dunque, meno problematiche sul piano della sicurezza. L’intervento di Yellen a Jackson Hole segue il provvidenziale blocco dei lavori di Basilea 4 dello scorso gennaio che andavano verso un ulteriore e indistinto irrigidimento della normativa prudenziale. Si va, poi, ad aggiungere alle dichiarazioni del Presidente della BCE, Mario Draghi, il quale, già da tempo, si è espresso a favore della proporzionalità. E’ chiaro anche ai massimi livelli dei responsabili politici ed economici, una elementare, ma forse non abbastanza evidente perché oscurata dalla dimensione e dalla gravità della crisi economica e finanziaria, regola dell’economia secondo la quale la riduzione del rischio non può che essere una delle conseguenze della ripresa e della crescita economica. Ma la ripresa va favorita e non ostacolata, come è avvenuto, rendendo difficile, se non impossibile, l’erogazione del credito da parte delle banche che, al contrario, vanno messe nelle condizioni di svolgere la proprio attività che è quella di finanziare e sostenere l’economia a cominciare da quella reale, da quella delle Piccole e Medie Imprese che più hanno sofferto la crisi ma che più di altre hanno mostrato forte resilienza.

Di credito si parlerà anche alla 48ª Settimana Sociale dei cattolici italiani a Cagliari dal 26 al 29 del prossimo ottobre dal titolo «Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo, solidale». L’appuntamento sarà dedicato al tema del lavoro, elemento fondamentale per la crescita dell’Italia, nella piena consapevolezza che proprio sulla realtà del lavoro “si gioca il futuro di una società e anche la responsabilità dei cattolici nella costruzione del bene comune”. L’Instrumentum Laboris, che ne è il documento guida, confermando la lunga tradizione della Dottrina sociale della Chiesa che va dalla Rerum novarum di Leone XIII fino all’Evangelii Gaudium di Papa Francesco, è netto e non lascia margini di ambiguità sulla centralità che riveste il tema lavoro, dei problemi ad esso legati e del dramma della sua mancanza, soprattutto tra i giovani. Tra i numerosi spunti di riflessione sui quali i delegati si confronteranno grazie alla minuziosa disamina dei problemi e alla puntualità delle proposte, insieme alla questione dell’eccessiva pressione fiscale e a quella della eccessiva lentezza della giustizia civile, non viene trascurato il tema del credito affrontato, anche in questo caso, con lucidità e nettezza. La questione della difficoltà di accesso a fonti di finanza, problema da affrontare improrogabilmente per la ripresa economica, è frutto “dell’oggettiva difficoltà determinata da un modello di banca prevalentemente orientato alla massimizzazione del profitto e dalla conseguente difficoltà di trovare attraente il segmento dei finanziamenti alle piccole imprese e alle imprese artigiane” in quanto “non certo in grado di generare gli utili chiesti dagli azionisti delle banche per via dei limitati guadagni da interesse”. Si sottolinea, ancora nel documento, l’importanza della biodiversità bancaria e la necessaria salvaguardia della specificità della cooperazione bancaria nata in Italia, geneticamente e strategicamente orientata a servire prevalentemente le imprese medio-piccole e le famiglie e, entrando ancora di più nello specifico si affronta il tema della regolamentazione bancaria europea ed internazionale auspicando e invitando a lavorare per “l’applicazione strutturale del principio di proporzionalità” considerando nefasta “l’omologazione delle banche di natura non capitalistica” e improprio il peso della normativa che “penalizza di fatto la competizione nei mercati locali del credito e rischia di indebolire la capacità di finanziamento dell’economia reale da parte delle banche da sempre dedite alla creazione e allo sviluppo delle imprese piccole e che in Italia assicurano oltre il 90% dei posti di lavoro”. Il mondo della cooperazione, della cooperazione bancaria, del sistema bancario popolare pienamente interno ai contenuti proposti per la Settimana Sociale dei cattolici italiani, è chiamato come tutti i soggetti economici a fare la sua parte per “rompere quella cappa d’impotenza che sembra talvolta avere la meglio sulla volontà di risollevarsi”. Potrà farlo grazie alle storiche caratteristiche di sussidiarietà, solidarietà e territorialità, che considera condizioni necessarie e irrinunciabili dell’agire economico in quanto fondamentali per creare – come chiede l’Instrumentum Laboris – “un movimento di popolo capace di far invertire la china a tutto il Paese, non solo ad alcune sue porzioni, e di far riprendere un cammino comune di cambiamento nel senso della giustizia”.

La strada per uscire dalla crisi è segnata. Riscoprendo la validità di ciò che si è mostrato essere valido in una lunga storia e sapendo cogliere i molti indicatori positivi che giungono dagli ambiti più diversi, le Banche popolari stanno percorrendo questa strada affrontando cambiamenti epocali e sostenendo uno sviluppo sostenibile dell’economia reale.

Giuseppe De Lucia Lumeno

Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

CREDITO POPOLARE n. 2/2017