La rivista Credito Popolare

EDITORIALE 

Avevamo previsto un anno, il 2016, importante quanto complicato. Le nostre aspettative e previsioni non sono state smentite, anzi gli eventi sono stati forse ancora più grandi e rivelanti di quanto potesse essere previsto ed immaginato. Brexit, elezioni presidenziali americane e, in Italia, il referendum sulla riforma costituzionale hanno inciso e incideranno ancor di più nei prossimi mesi, con effetti ancora da capire fino in fondo, in maniera significativa sull’andamento della storia dell’Unione Europea, dell’Occidente e delle relative economie. Da una parte gli Stati Uniti la cui ripresa è ormai consolidata ma che non hanno risolto ancora i profondi problemi legati all’occupazione e alla disuguaglianza – cosa che spiega, almeno in parte, l’esito elettorale – e dall’altra l’Europa i cui segnali di ripresa non sono così netti da poter considerare superata la lunga crisi e che con l’uscita della Gran Bretagna vede messa, di nuovo, a dura prova la sopravvivenza del suo ambizioso progetto di unità.
L’economia italiana continua ad essere caratterizzata da estrema debolezza, ancor di più di quanto avviene nel resto d’Europa, scontando una lunga incertezza nel governo del Paese. Un’incertezza prodotta da tanti e cronici problemi ma senza dubbio accentuata da una campagna referendaria particolarmente lunga e quanto mai cruenta che ha spaccato in due l’intera classe politica dirigente prima e ancor di più del corpo elettorale. E’ vero che nel 2015 si è registrata un’inversione di tendenza e dopo tre anni di contrazione possiamo parlare, finalmente, di crescita del prodotto interno lordo, ma si tratta di un aumento che non va oltre lo 0,8%!
Malgrado, dunque, un contesto economico e politico caratterizzato ancora da elementi di fragilità, il primo, e di litigiosità, inconcludenza ed inefficacia, il secondo, l’impegno, in termini di credito all’economia reale, delle Banche Popolari è rimasto stabile all’interno di un sistema bancario che, nel suo complesso, registra una flessione dello 0,2%. Anche quest’anno, possiamo, perciò, rivendicare dati positivi che segnalano la sostanziale tenuta del Credito Popolare nel mare quanto mai agitato del sistema bancario. Sono dati che confermano il ruolo centrale che le Banche Popolari rivestono nel contesto economico del Paese e che evidenziano, ancora una volta, l’utilità, soprattutto in una situazione economica incerta e delicata, della presenza della positiva “diversità” degli istituti creditizi della Cooperazione Bancaria.
Le Banche Popolari sono state, anche nel 2015, un punto di riferimento per i territori, un elemento di fiducia per le imprese e per le famiglie con risultati positivi, cosa niente affatto semplice o scontata viste le difficoltà economiche e le avversità politiche e regolamentari che ogni giorno incontrano nel proprio operato. L’ammontare di utili erogato a favore dei territori ammonta a 95 milioni di euro. Evidentemente si tratta di un punto di riferimento e di una presenza vitale che rende possibile, soprattutto, il finanziamento alle PMI. Le Piccole e Medie Imprese, in Italia, è sempre utile e bene ricordarlo, realizzano il 70% del valore aggiunto nazionale con l’80% degli occupati complessivi delle aziende. La struttura economica e sociale, ma anche quella culturale, dell’Italia continua ad essere basata – e questo rappresenta in parte la sua salvezza – sull’imprenditorialità locale. Circuiti virtuosi di relazioni tra le imprese e tra imprese e banche del territorio hanno garantito importanti livelli di attività, sul terreno economico, e di tenuta e sostenibilità del tessuto sociale che altrimenti, con i drammatici dati sulla disoccupazione, sarebbero stati seriamente a rischio. Le reti dei distretti industriali, delle quali le Banche del Territorio rappresentano snodi primari sono, per l’Italia, certezze la cui resilienza è stata messa alla prova da una crisi senza precedenti. Tutto ciò è reso possibile anche grazie al Credito Popolare e alla caratteristica che connota la sua diversità e rende evidente il valore aggiunto che questo sistema fornisce alla ripartizione dell’utile a tutti gli stakeholders e al proprio territorio di riferimento: avere come obiettivo primario lo sviluppo delle economie locali sempre declinato con la promozione dell’inclusione sociale e il coinvolgimento dei soci e dei clienti. E’ questo un sistema nato con lo scopo di rendere possibile, promuovere e facilitare l’accesso al credito a soggetti che fino ad allora ne erano stati esclusi. Un sistema che esiste in Italia da 150 anni e che oggi, con soci 1.380.000, consolida una crescita costante di oltre un decennio.
Questo il complesso quadro economico e politico nel quale nel 2016 l’Associazione fra le Banche Popolari ha celebrato e festeggiato i 140 anni di vita, mettendo la propria storia e la propria attività a sostegno delle 63 banche associate, delle 52 società finanziarie controllate e delle 150 corrispondenti con 8.823 sportelli, appunto 1.380.000 soci, 12.400.000 clienti e 80.700 dipendenti con 450 miliardi di euro di attivo per quote di mercato pari al 26% attraverso sportelli che rappresentano circa il 30% dell’intero sistema bancario. Il 2016 è stato, anche per questo, un anno importante. 140 anni dalla fondazione in continuità con la vocazione originaria e la missione fondamentale di valorizzazione del Credito Popolare. Un appuntamento che è stato, attraverso eventi pubblici, pubblicazioni ed incontri internazionali un’occasione per l’intensificazione dei legami tra le banche aderenti e per diffondere la conoscenza di questa nostra realtà in Italia come nell’ambito della cooperazione e del sistema bancario internazionale. Il summit internazionale della Cooperazione mondiale di Quebec City, dello scorso mese di ottobre, è stato soltanto l’ultimo di una serie di appuntamenti internazionali ai quali l’Associazione ha partecipato attivamente.
Purtroppo, le avversità che si trova ad affrontare l’intero sistema bancario non sono legate soltanto alla difficile fase economica e al livello così basso dei tassi di interesse, conseguenza della stessa crisi e onesto seppur discutibile tentativo di uscirne al più presto. E’ di nuovo in discussione, naturalmente a livello internazionale, la normativa relativa alle regole prudenziali sul credito. Di nuovo e giustamente si avverte la preoccupazione che il Comitato sulla Supervisione Bancaria di Basilea riscriva, ancora una volta, le regole prudenziali sul credito rendendole sempre più rigide. Basilea 4 sarebbe una scelta che, soprattutto in Europa, rappresenterebbe l’ennesimo shock normativo degli ultimi 10 anni dopo Basilea 2 e 3, l’introduzione del Meccanismo Unico di Vigilanza, il sistema di risoluzione delle crisi ed il bail-in, le disposizioni in tema di governance e quelle sulla trasparenza dei servizi finanziari. Il Comitato di Basilea, a quanto pare, vorrebbe, attraverso la nuova normativa, imporre alle banche un modello di rischio standardizzato di valutazione dell’affidabilità di ogni cliente nel momento in cui questo chiede un finanziamento. Un modello standardizzato che vieterebbe il ricorso a sistemi di valutazione interni e flessibili ma in grado di apprezzare le caratteristiche particolari del mercato di riferimento e quelle dell’affidabilità del cliente stesso. Insomma un sistema sterile, indipendente dal contesto soggettivo e di mercato, esclusivamente teorico che, paradossalmente, farebbe carta straccia dei sofisticati modelli di cui sono state obbligate a dotarsi le banche, grandi e medio grandi, sopportando elevati costati nel corso di circa otto anni. Rincorrere ad una sofisticazione matematico-statistica estrema ed ancora più stringente non produrrà né apprezzabili benefici né un controllo del rischio credito ottimale ma paralizzerà l’attività bancaria e, di conseguenza, rappresenterà un freno per l’economia. Ma, seppure il rinnovato e nobile obiettivo di ridurre rischi di insolvenze e di crisi sistemiche fosse raggiunto – cosa niente affatto dimostrata né dimostrabile – di fatto, l’erogazione del credito diventerebbe, evidentemente, ancora più onerosa e meno profittevole per le banche. Le conseguenze dell’applicazione del modello in discussione sarebbero negative per l’intero sistema economico, e soprattutto per le Piccole e Medie Imprese, in particolare per quelle senza rating, alle quali l’accesso al credito sarebbe, di fatto, precluso. Regole più stringenti sulla ponderazione del rischio di credito avrebbero, infatti, l’effetto che, per erogare un prestito a una piccola o media impresa, sopratutto se di nuova costituzione, la banca sarebbe costretta ad accantonamenti ancora più elevati con la diretta conseguenza della contrazione dell’operatività della banca stessa e quindi del numero delle operazioni di finanziamento. Gli istituti bancari, per contrastare la risoluzione delle proprie attività nonché gli effetti degli stress test negativi dovrebbero deliberare nuovi aumenti di capitale ovvero l’emissione sul mercato di altri strumenti finanziari. Una vera e propria spirale negativa i cui effetti non ricadrebbero soltanto sui profitti delle banche, ma prima di tutto sull’economia reale producendone un’ulteriore contrazione. Per questo, l’intero mondo bancario europeo, composto da singole e più o meno grandi banche nazionali ed internazionali e dalle associazioni che le rappresentano, sta chiedendo, da diversi mesi, alle banche centrali e alle autorità di supervisione di bloccare ogni intervento in materia di vigilanza sul patrimonio. La richiesta di una moratoria è diffusa anche fuori dall’Europa e va dall’associazione bancaria del Canada e a quella del Giappone. Ma anche, ufficialmente, il Parlamento e, indirettamente, il presidente della Bce, stanno facendo sentire la propria autorevole voce contro Basilea 4. Per tutti gli operatori istituzionali ed economici la priorità, almeno dichiarata, è quella di trovare e mettere in atto strumenti per la ripresa dell’economia, perché si possa uscire da una crisi economico e finanziaria che sta mettendo a rischio la tenuta del sistema e, visti gli elevati tassi di disoccupazione, dell’intero assetto sociale e democratico del mondo occidentale. Per questo non si può continuare a ragionare come se il sistema bancario rappresentasse una variabile indipendente senza valutare le ricadute che un qualsiasi intervento su di esso producono sull’intero ciclo economico. Dovrebbe essere ormai chiaro che la riduzione del rischio non può, infatti, che essere la conseguenza della ripresa della crescita economica e non la sua causa. Per questo, altre e meno semplici devono essere le strade da percorrere.

Per le Banche Popolari la strada da continuare a percorrere è chiara e ben conosciuta perchè iscritta, fin dalla nascita, nel DNA del sistema del Credito Popolare: finanziare l’economia reale, finanziare le famiglie tutelandone il risparmio. Ma per fare questo in sicurezza, la conoscenza diretta della persona, del suo lavoro, della sua capacità di intraprendere, continuano a rappresentare le più affidabili delle “garanzie” perché sviluppano un rapporto fiduciario che è un valore non assoggettabile ad astratti criteri matematici e prettamente teorici. E’ un valore che nasce dal legame con il territorio che coniugato ai principi di solidarietà e sussidiarietà propone una concreta, perché sperimentata, via d’uscita alla crisi che non è più soltanto economica e finanziaria, ma anche politica, sociale e culturale. Tutto ciò è possibile grazie anche al più generale processo di razionalizzazione, finalizzato ad una maggiore efficienza, nel quale le Popolari hanno fatto, stanno facendo e continueranno a fare la propria parte, mantenendo inalterata identità e specificità rispetto al resto del sistema. Non hanno temuto, in passato e non temono, oggi, questi processi in quanto non li hanno mai subiti, ma hanno realizzato, attraverso essi, non una riduzione, ma un aumento della propria fascia di mercato. L’attività bancaria è tutela e valorizzazione del risparmio e del risparmiatore il quale anche a causa delle enormi potenzialità offerte dalla tecnologia digitale e dai mercati in continua evoluzione, è spesso disorientato e indifeso. Continua, per questo, ad aver bisogno di consulenza, educazione finanziaria e fiducia e quindi di professionisti capaci di fornire risposte semplici ed efficaci. La biodiversità dei soggetti creditizi, sia per quanto riguarda la governance sia l’operatività, lo abbiamo ribadito in passato e continueremo a farlo, è un elemento strategico per l’intero sistema nel nostro Paese come nei maggiori stati europei. Lo è ancora di più oggi perché si possa arrivare ad una reale e più consistente ripresa.
Gli assetti politici come i governi cambiano. Le difficoltà ma anche le sfide che si trovano ad affrontare il mondo produttivo e con esso il sistema bancario in generale e il Credito Popolare in particolare, restano immutati. Per le Banche Popolari, la sfida continua ad essere quella di finanziare l’economia reale e tutelare i risparmiatori e le famiglie, ma anche quella di favorire la crescita sociale e culturale restando saldamente radicate nei territori e tenendo sempre presente, irrinunciabilmente, la propria identità.

 

Giuseppe De Lucia Lumeno

Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

 

CREDITO POPOLARE n. 3/2016